esposizione

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Immergiti nel mondo rurale di oltre 100 anni fa, passeggiando tra le botteghe del borgo contadino, entrando nella casa contadina e riscoprendo gli antichi macchinari usati in agricoltura il secolo scorso…

medico condotto
sarto

Il borgo rurale

Questa sezione comprende le varie botteghe e attività che componevano il borgo contadino. Si parte dall’osteria, in passato luogo perlopiù di frequentazione maschile, in cui ci si ritrovava per giocare a carte, bere e chiacchierare. Qui sono esposti una serie di splendidi oggetti, dai pianoforte a cilindro (gli antenati dei juke box), al grammofono, dalla ghiacciaia al registratore di cassa. La sezione del borgo comprende poi altre attività commerciali.

Ad esempio, la drogheria (in cui si vendevano oltre che le droghe– ovvero le spezie- anche altri prodotti alimentari (la farina, i legumi, i salumi, le caramelle) e non (il grasso per pulire le scarpe, il Flit per le mosche, il sapone).  Qui tutti i prodotti in vendita erano sfusi e venduti a peso.

Tra le altre attività commerciali troviamo  il forno, la merceria, l’orologiaio, il fabbro, il falegname, ma anche il fotografo, il sarto, il barbiere, il calzolaio e l’officina di riparazione di cicli e motocicli. La ricostruzione del borgo comprende poi attività finanziarie (la banca), istituzionali (la posta, l’anagrafe) e politiche (la Casa del fascio e la Lega).

Tra gli ambienti più apprezzati dai visitatori ci sono indubbiamente la scuola (con i suoi piccoli banchi con lo spazio per il calamaio e il pennino, gli abbecedari, le cartelle e gli astucci in legno, i grembiuli con le tacche per segnare la classe e la temuta, lunga bacchetta in bambu’ utilizzata dalla maestra per le punizioni corporali) e l’ambulatorio del medico condotto, in cui l’oggetto forse più caratteristico è un cartello in cui si avvisa che “Si comprano dentiere, anche logore e rotte”.

La casa colonica

La ricostruzione della casa colonica offre al visitatore uno scorcio della vita domestica di fine ‘800 nel nostro territorio.

Addentrandosi in cucina si avrà la possibilità di osservare il camino (la cucina era l’unica stanza riscaldata della casa), il cantón di stìch ( l’angolo in cui venivano conservati i residui della lavorazione della canapa, che servivano per alimentare il fuoco) e tutta una serie di strumenti utilizzati per preparare il pasto, dal paiolo  alla gramadóra (l’oggetto che veniva impiegato dall’arzdóra per lavorare l’impasto del pane).

Proseguendo verso il tinello, l’equivalente del nostro salotto, ci si troverà ad osservare una stanza dall’arredamento particolarmente curato in cui venivano accolti gli ospiti e che conteneva una serie di oggetti ritenuti un lusso per quei tempi: il grammofono per ascoltare i dischi, le bambole da collezione, gli album con le fotografie di famiglia, il tesoretto con i liquori.

Entrando in camera da letto l’attenzione verrà attirata dal prete con la sua suora -ovvero lo scaldaletto- posto sopra un materasso tutt’altro che comodo e confortevole (c’era infatti l’usanza di riempirlo con il crine, una pianta selvatica che veniva fatta essiccare).

Nel solaio sono invece stati raccolti una serie di oggetti di uso comune: la vasca per fare il bagno, il torchio, la zangola per il burro, il telaio e i filarini, le trappole utilizzate durante la caccia e molti altri.

tinello
casa contadina

I burattini

Questa sezione comprende oltre 100 oggetti originali, tra burattini, fondali copioni e attrezzeria di scena.
I burattini appartenevano a due artisti che esercitavano l’attività nel nostro territorio, Ettore Forni (1877-1959) e Pompeo Gandolfi (1896-1971).
I burattini e i copioni fanno parte della cosiddetta “scuola bolognese”, con le maschere di Fagiolino, Sganapino e Balanzone. Si notano pure influssi veneti con la presenza di Arlecchino, Brighella (recitavano in veneto, anche se erano originari di Bergamo) e Facanapa.
I due teatrini allestiti, di Ettore Forni e poi dei figli, rappresentano scene tratte dai copioni Il fornaretto di Venezia L’acqua miracolosa. Il primo era usato per le rappresentazioni cittadine; il secondo, più facilmente trasportato, serviva per gli spettacoli nelle campagne. Smontato, veniva posto su carretto e trainato con la bicicletta.

burattini

Meccanizzazione agricola

Nella sezione del MAF dedicata alla frutticoltura ferrarese e alla meccanizzazione agricola dei primi del Novecento si potranno osservare  gli antichi macchinari usati in agricoltura: i carribotte trainati dagli animali, le prime trattrici, i razzi antigrandine utilizzati per distruggere le nubi temporalesche.

Una parte dell’esposizione è dedicata ai metodi antiparassitari usati in passato. Tra questi, il legno quassio: la scorza dell’albero del quassio veniva fatta macerare in acqua; il liquido ottenuto aveva un’azione insetticida simile al piretro e veniva distribuito sulle piante.

Un altro metodo per contrastare l’azione dannosa dei parassiti era quello di avvolgere in un sacchetto di carta ogni frutto, per preservarli, durante la maturazione, non solo dagli insetti ma anche da pioggia e vento.

Questa sezione comprende anche la riproduzione di importanti cicli di lavorazione, come l’irrigazione e la molitura.

I trasporti

Questa sezione ospita veicoli a due e quattro ruote, in legno, generalmente trainati da cavalli e attrezzati per il trasporto di persone o di prodotti dell’agricoltura (grano, canapa, mais…).
Tra questi, una carrozza fabbricata dalla Ditta Mario Fiorini di Bologna, calessi scoperti con capote e domatrici per cavalli, tutti risalenti ai primi del ‘900.
La raccolta esposta affronta simbolicamente il passaggio dalla trazione animale a quella a motore, esemplificata da un camioncino FIAT-Balilla e da un’automobile Ford.

 

I mestieri ambulanti

Questa sezione comprende tutte quelle attività lavorative che venivano svolte “a domicilio” o nelle strade e piazze dei vari paesi e città.  Tra questi vi erano l’arrotino (colui che, girando in bici di paese in paese, affilava su una mola  le lame di coltelli e forbici), la filatrice (che trasformava la massa informe dei batuffoli di canapa in un filo che veniva utilizzato per tessere biancheria e lenzuola), l’ombrellaio (che, armato di pinze, fil di ferro e pezze di stoffa riparava gli ombrelli rotti), il veterinario, il cantastorie, lo straccivendolo, il seggiolaio e molti altri. 

mestieri ambulanti

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